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Quello che il corpo dice, quello che il corpo tace

Aggiornato il: giu 8



L’ombra delle sofferenze e dei disturbi psicologici non infrequentemente può ricadere sul corpo. Banalmente più o meno tutti conosciamo gli effetti sui nostri corpi di protratti periodi di stress. Per esempio espressioni come “farsi venire il mal di stomaco” sono quasi l’illustrazione didascalica di noi che non potendo per svariati motivi agire in maniera risolutiva sul problema, o non potendo scaricare fisicamente su altro le emozioni conseguenti che però strabordano, inconsapevolmente le infiliamo dentro lo stomaco. Che del resto è un contenitore, per cui facilmente se non contiene cibo finisce col contenere altro. Persino il vuoto dello stomaco a volte non è semplice mancato riempimento di cibo ma è qualcosa che paradossalmente ha una sua sostanza o, come il negativo di una foto, comunque una sua presenza: ma questo lo vedremo in seguito.

Prestare attenzione al corpo ignorando la psiche o viceversa significa presuppone una dualità che nei fatti non esiste: svegliandoci non mandiamo a vivere il nostro corpo mentre la nostra mente rimane a dormire e neppure il contrario.

Se non tutti i problemi e i sintomi fisici sono riconducibili alla mente è però vero che tutti hanno degli effetti psicologici. Un corpo pluritraumatizzato in un incidente non è la manifestazione somatica di qualcosa di psichico ma altera il modo di stare del mondo spesso sommando ulteriori difficoltà.

In passato questa artificiosa dualità di una mente separata dal corpo ha portato a situazioni di ulteriore sofferenza: facilmente avere dei sintomi corporei senza una chiara origine organica suonava come un’ implicita accusa di esagerazione o di ricerca di attenzioni, al peggio di simulazione variamente declinata, al meglio si veniva lasciati orfani di una vera cura. Ci si sentiva dire che non c’era nessun motivo medico per stare male: eppure il dolore o il disagio che si provavano erano veramente sentiti e sentiti letteralmente nella carne.

Il corpo è molte cose, non solo un mezzo per deambulare e agire nell’ambiente fisico ma anche il tramite per essere noi anzi, di più, è il nostro Sé corporeo. Non esprime solo noi stessi ma è parte di noi. Alcuni che hanno difficoltà a individuarsi per chi sono possono ripiegare agendo sul corpo, avendo più facilità a definirsi nel corpo perché hanno almeno un qualcosa di fisico su cui intervenire. Il rischio è di appiattirsi su una parte di ciò che siamo: in questi casi persino il corpo apparentemente idolatrato risulta svilito nel venire ridotto a un simulacro dell’essere se stessi.

Alcuni pensano il corpo come lo specchio dell’anima, per altri è una sua maschera. Comunque sia il rapporto col proprio corpo difficilmente ci lascia indifferenti. Per questo una ferita al nostro corpo è una ferita a noi nella nostra interezza, corpo e psiche.

Sul corpo si gioca parte della nostra identità. Battaglie vengono combattute su di esso: tra come lo percepiamo e come vorremmo percepirlo, tra come sentiamo che sia e come sentiamo dovrebbe essere e come i nostri genitori e poi la società ci dicono che dovrebbe essere, rispetto a come cerchiamo di renderlo in opposizione adeguamento o compromesso a tutto ciò.

Il nostro corpo può farci sentire protetti o vulnerabili. Può essere sentito come un alleato o un traditore, può essere elevato a tutto o svilito come qualcosa di residuale di noi.

Proprio perché il corpo è inseparabile dalla psiche, bisogna sapere prestare attenzione a come corpo e mente si esprimono. Un sintomo fisico può naturalmente essere l’effetto prodotto nel corpo di un disagio psicologico. Ma a volte è qualcosa di più. Può essere un segno di cosa ci fa soffrire, di cosa ci manca o di cosa ci è dato in eccesso senza rispetto per chi siamo. E per parafrasare un famoso adagio, guardare solo il dito invece che la luna che indica ci farebbe perdere l’essenziale. Altre volte i sintomi fisici sono un vero e proprio linguaggio di difficile interpretazione ma che parla di noi, o con noi, o al nostro posto.

Il nostro corpo può ingrassare per mettere distanza tra noi e il mondo; oppure ingrassando può occupare lo spazio che sarebbe stato occupato da un altro che ci avesse abbracciati. Attraverso il controllo del corpo possiamo provare a controllare noi stessi o tentare di sottrarci al controllo di altri che non hanno rispettato il nostro essere persone in sé e indipendenti. Il nostro corpo può davvero diventare un confine da sorvegliare a difesa di se stessi.


La pelle ci mette a contatto con il mondo in cui vogliamo vivere, ma può anche rivelarsi un mondo urticante. La pelle può essere sia barriera di contatto che barriera di separazione, confine d'incontro o di scontro. Manipolarla può significare tante cose: ad esempio se ci si sente persi ferirla può essere visto come un modo per tracciarsi e ricollocarsi all’interno di un qualche tipo di coordinate sensoriali. O viceversa il dolore può monopolizzare le nostre attenzioni ma può distrarci da una sofferenza più grande che non risiede nel corpo ma nella nostra vita. Diversamente quel dolore fisico è la muta denuncia di qualcosa che fa soffrire la nostra anima.


Lo stomaco può essere riempito e svuotato, il suo livello di pienezza può essere regolato a differenza del senso di troppo pieno e di troppo vuoto a cui potremmo essere costretti da altri che prescindono i nostri bisogni e i nostri desideri.


Possiamo essere fisicamente irriconoscibili a noi stessi perché sentiamo che in realtà gli altri non ci riconoscono per chi davvero siamo, o possiamo voler essere irriconoscibili affinché gli altri non ci riconoscano.

E si potrebbe continuare a lungo.

La medesima manifestazione corporea può significare le cose più svariate. Ognuna di esse ha una storia che non è riconducibile al nome dell’eventuale sintomo ma al nome dell’individuo e alla sua vita.

Un sintomo corporeo può insomma parlare di noi perché per qualche motivo non possiamo permetterci di sapere consapevolmente talune cose. Oppure può parlare al nostro posto, perché noi neppure sappiamo cosa ci è successo o che ci è successo qualcosa, oppure potremmo non avere le parole per dirlo o non avevamo i pensieri per pensarlo, o addirittura non ne serbiamo il ricordo ma il nostro corpo sì. La manifestazione corporea di una sofferenza è la voce che ci è stata tolta, la nostra voce incarnata.

Proprio perché mente e corpo sono inscindibili bisognerebbe prestare attenzione alle manifestazioni e ai sintomi corporei tenendo a mente questa interezza. E’ impossibile anche solo iniziare a curare un corpo sofferente se non ci prendiamo cura della persona a cui appartiene.


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