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Un mondo d'ansia

Aggiornato il: mar 19

Cos'è l’ansia e perché si prova ansia? Sono questi due interrogativi che probabilmente chi soffre o ha sofferto di ansia si è posto. L’ansia è un disturbo per nulla infrequente. Facilmente ognuno di noi ha attraversato periodi in cui si è sperimentato ansioso e che ci hanno reso consapevoli di quanto questa sensazione possa essere disturbante. Questo è tanto più vero quando non si riesce ad individuare una causa per le nostre angosce, che possono essere allora vissute come insensate: questo vissuto rende più faticoso e frustrante uno stato che oltre che assai spiacevole può diventare francamente doloroso.

Eppure l’ansia di per sé non sarebbe qualcosa di negativo. Dal punto di vista evolutivo l’ansia ha un significato altamente adattivo: ci segnala infatti che siamo di fronte ad una situazione di potenziale pericolo e ci motiva ad attivare le nostre risorse per fronteggiare un’eventualità dannosa, dannosa non solo per la nostra integrità fisica ma anche per quella psicologica. Se non provassimo ansia in situazioni oggettivamente pericolose saremmo portati a sottovalutare i rischi e ad incorrere in danni anche seri. E’ saggezza comune distinguere chi è avventato da chi è coraggioso: l’audace non è privo di paure ma sa gestirle ed agisce nonostante queste tenendone però efficacemente conto. Non c’è eroismo senza percezione del rischio. Ma anche quando non corriamo rischi per la nostra incolumità fisica l’ansia può essere funzionale ai nostri interessi e al nostro benessere. Chi non ricorda, da studenti, naturalmente se si è avuto in sorte dei professori mediamente sani, il caso banale di un nervosismo che ci segnalava che forse non eravamo adeguatamente preparati ad affrontare l’interrogazione e che ci motivava a studiare di più (o come alternativa e scorciatoia a saltare la scuola). Insomma nella sua dimensione sana l’ansia ci segnala una situazione potenzialmente problematica o rischiosa e ci prepara e motiva a risolvere il problema o ad affrontare il pericolo nel miglior modo possibile.

Il vero problema è quando l’ansia diventa invece una spia e una sirena di pericolo frequentemente o perennemente accesa, o accesa in momenti inopportuni o apparentemente senza un vero pericolo all’orizzonte. Allora non solo perde la sua utilità ma può diventare un molesto rumore di sottofondo ai nostri pensieri, un’insopportabile retrogusto in tutte le nostre emozioni, una sfiancante attivazione fisica di un corpo sempre teso per un pericolo perennemente incombente. Nel mondo animale la paura di fronte ad un pericolo, ad esempio un predatore, causa una catena di risposte fisiologiche nell'organismo al fine di mobilitare tutte le risorse possibili in difesa della propria sopravvivenza attaccando la minaccia o fuggendo da essa. Si tratta però di un' attivazione di risorse destinata ad esaurirsi in un tempo breve cioè finché il pericolo è presente. Nell'uomo i pericoli non sono solo minacce all'integrità fisica e il senso di pericolo può perdurare a lungo perfino indefinitamente. Paradossalmente l’ansia quando patologica continua a lavorare per il nostro benessere ma lo fa in un modo che finisce per pervertire e tradire la sua funzione. Invece di segnalarci un possibile danno essa stessa ci danneggia.

Nelle fobie, ad esempio, pur sapendo consapevolmente che è improbabile che quella situazione o quell'oggetto rappresentino un serio pericolo per l’incolumità si reagisce come se invece quell'evenienza fosse quasi certa o fosse quasi certo il fatto che il danno sarà ragguardevole. Nella fobia sociale non è qualcosa di specifico a mettere in agitazione ma è come se il mondo nella sua interezza fosse tutto sommato un posto assai pericoloso. Nel disturbo d’ansia generalizzato l’ansia invece di stimolarci a mettere in campo strumenti a presidio e difesa del nostro presente e futuro, nostro e dei nostri cari, diventa costante e debilitante timore per ogni aspetto dell’esistenza, timore per tutte le evenienze che potrebbero mettere in forse la nostra sicurezza esistenziale, fisica, finanziaria e così via. Gli attacchi di panico rappresentano una delle manifestazioni più eclatanti dei livelli che l’ansia può toccare. Se l'ansia è una spia accesa sul nostro cruscotto mentale, che ci segnala una situazione di pericolo, nell'attacco di panico tutte le spie sono accese e l'angoscia è totalizzante, non rimane spazio per alcuna possibile riflessione schiacciata da una sensazione di disastro incombente. Il carattere estremamente disturbante dell’ansia fa sì in alcuni casi si sviluppi un’ansia di secondo livello chiamata ansia anticipatoria, ovvero si diventa ansiosi di essere ansiosi, cioè si è ansiosi riguardo la possibilità di un nuovo episodio acuto di ansia quale quello negli attacchi di panico.

Il fatto è che la mente umana lavora a molti livelli, solamente l’ultimo dei quali produce pensieri, emozioni e immagini di cui siamo pienamente consapevoli. La presenza di un’ansia incomprensibile o che seppure comprensibile è effettivamente esagerata per l’entità del rischio che corriamo, spesso è lì a segnalarci di rischi di cui non siamo consapevoli e di cui non possiamo essere consapevoli per una serie di motivi diversi come diversa è la storia di ognuno di noi. Si può arrivare al punto dolorosamente ironico che a volte l’ansia patologica ci fa star male proprio perché una parte di noi teme di poter diventare consapevole di pensieri emozioni o ricordi che metterebbero in forse l’idea che abbiamo di noi stessi col timore di non poter fare più affidamento su noi stessi e di conseguenza sull'affidabilità del nostro armamentario di “strumenti” con cui fino a quel momento abbiamo affrontato le difficoltà quotidiane. Così in certa ansia paradossalmente una paura, per quanto persistente e dolorosa, è preferibile ad una paura più grande che riguarda il crollo delle certezze su chi siamo. Oppure l’ansia può segnalarci il pericolo di un senso di vergogna che potremmo provare se diventassimo consapevoli di certi pensieri o di certe emozioni. Oppure difenderci dalla consapevolezza di nutrire anche emozioni di rabbia che però temiamo potrebbero ferire chi amiamo e quindi noi stessi. O ancora l’ansia potrebbe volerci segnalare il rischio di pensare talune cose di persone fondamentali della nostra vita, eventualità che però ci lascerebbe in balia della sensazione di essere fondamentalmente soli. E si potrebbe andare avanti con molti altri esempi.

Confrontarsi con conflitti sconosciuti dentro di noi o con paure fondamentali non è mai facile, non lo è mai per nessuno di noi, né è istantaneo, e non è neppure questione di forza di volontà che semmai, quando tirata in ballo seppur con le migliori intenzioni, rischia di farci sentire incompresi o colpevoli del proprio stesso star male. Pensare di usare tecniche o farmaci, non tanto come a volte necessario ausilio nell'affrontare i sintomi, ma come cura quasi chirurgica delle cause di questi, è nel migliore dei casi quantomeno ottimistico. Come per altri disturbi seppure i sintomi sembrano identici per tutti i pazienti in realtà non esiste l’ansia come entità astratta: uno stesso sintomo ha un significato del tutto unico per quella persona quanto unica è il suo sé e la sua storia. E’ una distinzione questa, che gli psicofarmaci, non possono fare. Quello che si propone una psicoterapia psicodinamica è che il paziente, in collaborazione col terapeuta, diventi consapevole di quale pericolo o conflitto l’ansia stia segnalandogli, di quale significato essa rivesta per lui. E seppure questa non sia la tappa finale del viaggio ne è sicuramente una fondamentale.


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