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    • L’insostenibile leggerezza dell’ essere Charlie Brown

      In una striscia del fumetto Peanuts Charlie Brown spiega a Patty la giusta postura che deve tenere chi voglia essere depresso, quasi volesse rivendicare una sua filosofia di vita, un tentativo adattivo di stare in un mondo che non è fatto a misura dei bambini (ma forse neanche degli adulti): “La cosa peggiore che puoi fare è stare dritto e guardare verso l’alto, perché cominci a sentirti meglio”. In un’altra striscia spiega invece così a Lucy la sua paura di essere felice: “Perché ogni volta che si diventa troppo felici, accade sempre qualcosa di brutto”. Insomma stare piegati, spera Charlie Brown, permette di schivare i colpi della vita. Charlie Brown è uno dei personaggi principali dei Peanuts (Noccioline). E’ goffo, con una non altissima autostima, è pieno di ansie e insicurezze ma è anche pieno di speranze ed è un perdente testardo (insiste ad allenare una squadra di baseball che ha vinto due partite sulle quasi mille giocate). Non è preso sul serio neppure dal suo cane Linus, di cui deve subire il sarcasmo. Sembrerebbe essere un perdente di successo: tutti o quasi ne ignorano suggerimenti e iniziative ma tutti in vario modo ruotano attorno a lui. Più enzima socializzante che leader Charlie Brown è l’inconsapevole e indispensabile fulcro di una compagnia eterogenea di bambini un po’ lasciati a loro stessi dai genitori, tutti un po’ troppo cresciuti e che con le loro incongrue saggezze e idiosincrasie incarnano un ironico rispecchiamento e un’ironica critica al mondo degli adulti. Potremmo intitolare questo ritratto “L’insostenibile leggerezza dell’ essere Charlie Brown che pratica l’arte quasi-zen del non-vincere” oppure "La posizione depressiva secondo Charlie". Se invece da allenatore vincesse tutte le partire magari sarebbe davvero cool e tutti lo seguirebbero avendo poco o nulla da dire, e magari da grande Charlie Brown diventerebbe l’ennesimo maestro di vita che non c’insegna nulla perché parla di se stesso senza davvero parlare con noi e anche di noi. Invece dove c’è lui c’è un pensatoio in posti anche impensabili e per somiglianza od opposizione le sue vicende ci fanno riflettere anche su di noi. Nonostante studi per diventare un depresso ed abbia una paura quasi fobica della felicità, la sua sembra quasi una filosofia di vita prima che una sofferenza psicologica. E’ una tensione costante verso la in-felicità, una sorta d’infelicità mimetica per restare in prossimità della felicità. Forse inconsciamente Charlie Brown pensa che se fosse semplicemente felice tutto diverrebbe immobile e le cose immobili invecchiano precocemente, si dissolvono senza neppure morire, condannate all’inconsistenza. Ma finché teme di essere felice lui può continuare a maneggiare gli ingredienti per esserlo (amici, sogni, passioni, amore, eccetera) senza mai risolversi ad esserlo. Non che davvero non lo sia felice: la sua sembra più una felicità insatura, una felicità che non vuole farsi catturare in una polaroid (che ruberebbe l’anima dell’essere felici), una felicità perennemente processuale invece che statica. Il suo timore di essere felice è il modo che Charlie ha trovato per cercare di esserlo senza restare immobilizzato per il terrore o la disperazione dell’impossibilità di esserlo. Se fosse davvero depresso Charlie Brown non combatterebbe imperterrito per cercare di vincere una partita di baseball né si struggerebbe per la bambina dai capelli rossi di cui è segretamente innamorato. Sembra più che altro che quando Charlie dice che ha paura di essere felice voglia in realtà dire che possedere la felicità sia contraria all’intrinseca natura di questa: la felicità semplicemente posseduta è decadente, la felicità (che salva la felicità) sta nel cercarla, costruirla oltre che ottenerla, cercarla ancora, sentire che si è spostata un passo oltre e di nuovo tendersi verso di essa, in una dinamica parzialmente sovrapponibile a quella del desiderio. Charlie è un po’ un poeta post-romantico, un po’ filosofo. Ma Charlie Brown è anche e pur sempre un bambino: ha le sue piccole ansiolitiche superstizioni (se ti senti felice rischi di perdere la felicità), i suoi esorcismi (la postura da depresso è un parafulmine dagli strali del destino affinché non lo colpisca con una vera depressione), i suoi rituali che gli permettono di addormentarsi la notte nonostante il suo costante cogitare sulla vita e di essere riposato per poter un altro giorno ancora così da poter desiderare la bambina dai capelli rossi. Charlie sa che non tutto è nelle nostre mani per ottenere la felicità e cerca di gestire, un po’ nevroticamente e un po’ creativamente, l’ansia di non avere controllo su tutto ciò che potrebbe renderci o meno felici. Ma sa anche che sentirsi in balia del destino ci condannerebbe sicuramente a non raggiungere la felicità. Charlie Brown è come molti di noi un nevrotico, pieno di conflitti e di dubbi, ma non solo le sue difese e i suoi sintomi gli permettono un certo equilibrio non troppo rigido con se stesso e il suo mondo, ma di questi ha fatto una sorta di filosofia di vita, forse quasi-zen o forse anti-zen, in cui la felicità sembra non essere desiderata ma tutto ciò che la consente lo è. L’apparente sindrome ansioso depressiva di Charlie è un mondo messo in tensione e dinamizzato dal desiderio. E anche questa è una piccola verità che Charlie Brown riflette delle vite di ognuno di noi: desiderio e creatività sono tra gli ingredienti che ci salvano dalla vera follia e che a volte addirittura ci aiutano a raggiungere e riraggiungere la felicità, che ci salvano dalla rassegnazione e ci permettono speranza quando fattori oggettivi c’impediscono di essere felici. Charlie Brown è un po’ filosofo, un po’ nevrotico, un po’ bambino e un po’ adulto: insomma è un po’ come ognuno di noi e per questo, decennio dopo decennio, continuiamo a leggere le sue strisce.

    • Reggere insieme il cielo: dipendenza o cooperazione nel rapporto di coppia

      Forse non abbiamo bisogno di trovare un/a partner che sia l’altra metà del mondo, che ci completi, ma piuttosto qualcuno/a insieme a cui ci sarà possibile reggere il cielo. Per molti infatti la ricerca dell’amore è sinonimo di ricerca della metà di sé. Invece l’incontro con un partner dovrebbe significare qualcosa di simile all’incontro di una galassia (di vissuti e personalità) che ne incontra una seconda, insieme dando vita a qualcosa di terzo: una galassia che prima non esisteva e che senza le altre due non avrebbe mai avuto vita. Essere coppia dovrebbe essere un processo generativo e non sommativo: nulla dovrebbe togliere a chi siamo, ma non dovrebbe neppure essere la semplice somma di due persone. E’ un po’ come in chimica in cui le proprietà emergenti non sono semplicemente riconducibili a quelle dei loro componenti originali: nessuno potrebbe dissetarsi, invece che con dell’acqua, con dell’idrogeno seguito da un po’ di ossigeno. Forse l’espressione “esserci chimica”, riferita all’incontro riuscito tra due persone è davvero significativa. E’ persino pericoloso, nel sentire in se stessi qualcosa d’incompleto, credere che questa incompletezza possa essere saturata e suturata dall’incontro con un altro. Perché il rischio è di dipendere dall’altro, diventare il suo satellite piuttosto che l’altra metà del suo mondo, ad esempio perché la dipendenza dell’uno incontra i bisogni narcisistici dell’altro. Oppure la dipendenza dell’uno incontra la dipendenza anche dell’altro venendosi così a creare un rapporto asfittico fatto di un levare più che di un crescere, di un reciproco limitarsi, una palude in cui tutto è tranquillo solo perché stagnante. Coppie del genere rischiano di confondere l’inconscia collusione d’intenti per amore; e nel lungo periodo sono spesso destinate a situazioni, anche personali, problematiche. Quando ad esempio uno dei due partner, per qualche ragione, sente il bisogno di essere (e diventa) maggiormente consapevole di sé allora frequentemente la coppia va in crisi, oppure non solo la coppia vacilla ma l’altro partner entra in una crisi personale. Non ci dovrebbe essere bisogno di un altro per sentirsi completi: se la nostra storia di vita ci ha portati a sentire che qualcosa manca in noi allora la cosa migliore da fare non è cercarla in altri che possano completarci, ma cercarla in noi stessi, cercare noi stessi in noi, diventare consapevoli di ciò che di noi non abbiamo potuto finora vedere, integrare in noi ciò che finora abbiamo dovuto credere non ci appartenesse. Platone narra in un mito che all’inizio dei tempi gli essere umani erano doppi: braccia, gambe, teste, genitali, tutto doppio in una sola persona. Finché Zeus, per punirli della loro arroganza, non divise ogni essere umano in due. Zeus però era in un certo senso più umano degli umani che puniva, e di certo non aveva raffinate competenze psicologiche: risolveva tutto a suon di fulmini o di mistificazioni e travestimenti. Vedete in questo mito una metafora sulla parte perduta della propria anima invece che sulla perduta anima gemella, su quanto di noi è stato sepolto in noi (per paura, conflitto, per un mandato ad essere chi avremmo dovuto invece di chi davvero siamo, eccetera). Se vi sentite incompleti cercate dentro di voi, magari con l’aiuto esperto di un compagno di viaggio, ben prima della ricerca di un compagno di vita. Quel compagno di vita che comunque non sarà mai la vostra metà, visto che voi siete già un intero, ma insieme al quale sarete una nuova costellazione. All’immagine di Platone ne preferisco un’altra. Un detto cinese racconta che la donna regge l’altra metà del cielo. Si potrebbe dire che il detto cinese ha anche un non detto riguardo il fatto che metà del cielo non è il cielo ma piuttosto un baratro e che quindi il Tutto non è semplicemente il riflesso di una metà. Ma il proverbio secondo me potrebbe affermare qualcosa di più sofisticato: infatti non dice che la donna è l’altra metà del cielo, ma che regge l’altra metà del cielo. L’uomo e la donna rimangono loro stessi, non hanno bisogno dell’altro per essere completi, ma il frutto della loro unione e cooperazione permette il cielo e le sue costellazioni, qualcosa cioè che senza il loro essere insieme non esisterebbe. (Il proverbio cinese presumibilmente non è stato pensato specificamente per descrivere le relazioni di coppia quindi nell’usarlo a tale scopo mi prendo la libertà di declinarlo per estenderlo anche alle coppie non eterosessuali.) #coppia #crescere #cielo #donna #uomo #dipendenza #cooperazione

    • Tutti i sentieri di Cappuccetto Rosso: la possibile contro-favola dell’essere donna

      Qual’è il movente del mandante che sta dietro il tentato assassinio e il riuscito, almeno inizialmente, atto antropofago del Lupo ai danni della nonnina? Perché insomma Cappuccetto Rosso voleva morta la sua nonnina e ha permesso che il Lupo la uccidesse? Quasi tutti conosciamo la favola di Cappuccetto Rosso e sappiamo che non è una favola per stomaci deboli, non è una favola per adulti: ci vuole lo stomaco d’acciaio di un bambino per poterla digerire. Ma di cosa davvero parla Cappuccetto Rosso? Le favole non si limitano a dare un insegnamento morale ma esprimono qualcosa che racconta della natura conflittuale, ad esempio desiderante e spaventata, dell’essere umano. Non si spiegherebbe altrimenti perché generazioni di genitori raccontino storie così francamente inquietanti quali quelle che generalmente caratterizzano le favole. Secondo una certa tradizione interpretativa questa favola in particolare esprimerebbe i pericoli derivati dall’accedere all’adolescenza, cioè ad una maturità sessuale ma senza una corrispettiva piena maturità psicologica (c’è chi vede nel rosso del cappuccio un riferimento alle prime mestruazioni). Ovvero metterebbe in guardia dai pericoli derivati dal farsi guidare dal solo principio di piacere. Tali pericoli sono simbolicamente espressi nelle nefaste conseguenze scaturite dall’aver deviato dal sentiero consigliato dalla madre a Cappuccetto Rosso: il Lupo inghiotte la Nonna e poi la stessa Cappuccetto Rosso. La piccola infatti nel lasciarsi tentare dalle seduttive suggestioni del Lupo, che la convince a ritardare l’arrivo a casa della nonna per addentrarsi nel bosco, tradisce anche un’ambivalenza nei confronti dell’animale: ne è insieme attratta e spaventata. La favola vorrebbe mettere in guardia suggerendo che seguire senza compromesso la ricerca del proprio fiorente desiderio esporrebbe al possibile destino di essere predata da un maschile famelico. Il maschile nella favola viene scisso in una incarnazione cattiva ed una buona ovvero nel lupo e nel cacciatore, nel mostro e in una versione ruvida e barbuta del principe azzurro. Il cacciatore è il maschile protettivo e paterno ma anche, insieme alla madre, il rappresentante della morale sociale. L’ambivalenza riguarda però anche il materno: la mamma e la nonnina sono amate, eppure basta un lupo a far cedere Cappuccetto Rosso alla seduzione di deviare dal sentiero materno per godere delle bellezze del bosco. Di più: Cappuccetto Rosso è al di là dell’ingenuità quando sembra far di tutto perché il Lupo arrivi alla nonnina, quasi che per diventare donna dovesse uccidere i modelli di femminilità che hanno fino a quel momento guidato la sua evoluzione di bambina. Cappuccetto Rosso sembra essere cieca. Anzi i suoi sensi tutti sono apparentemente offuscati di fronte al Lupo che, come consapevole dell’ambiguità nelle intenzioni di Cappuccetto, sembra persino volerne solleticare/allarmare i sensi, un senso alla volta: “per guardarti meglio”, “per ascoltarti meglio”, eccetera. Ma Cappuccetto pare proprio voler fare la tonta persino di fronte all’improbabile travestimento del Lupo da vecchietta che oltretutto, ma forse non a caso, aspetta e invita Cappuccetto Rosso nel letto. La nonna e la nipote, per tutta la storia indifese e ingenue fino alla stupidità, sul finire della favola diventano improvvisamente astute riempiendo lo stomaco del Lupo di pietre e quindi finiscono con l’essere delle ammazza-lupi. Non a caso un’altra linea interpretativa vede in questa favola l’espressione del conflitto tra patriarcato e matriarcato, tra il maschile e il femminile, della reciproca invidia, della vittoria maschile da cui scaturisce il femminile desiderio di vendetta che nella favola condanna il maschio, ovvero il lupo, ad essere schernito, costretto ad una gravidanza di pietre con cui le due donne gli riempiono la pancia per sottolineare la sua impossibilità a generare. Il sentiero che nella favola percorre Cappuccetto Rosso unisce sua madre alla madre di quest’ultima, una generazione di donna alla successiva e, virtualmente, se Cappuccetto non deviasse mai dal tracciato, a quella dopo ancora. Non ci sono incroci né bivi possibili. Sa tanto di femminilità predestinata. Quello che però la favola non racconta è che per diventare donna ogni Cappuccetto Rosso deve a un certo punto deviare da quella via nonostante i rischi nel tracciare un sentiero del tutto nuovo, una strada che conduca alla donna che si sarà e al proprio originale modo di appropriarsi della propria femminilità. Ma di tutto ciò nella favola di Cappuccetto Rosso c’è scarsa traccia, se non nella sua ambivalenza verso la nonna/madre e nella ambitendenza sia per il sentiero che per il bosco. E’ però un significato che si può ricavare quasi solo per sottrazione. La sostanza della favola è soprattutto che l’incarnazione del braccio “conformisticamente armato” della società, o del proprio Superio (i sensi di colpa e la parte anche normativa dell’identificarsi con la madre), braccio armato rozzamente interpretato dal cacciatore, non permette che la nonnina soccomba. Anzi per un certo lasso di tempo le due donne condividono lo stesso grembo, patiscono lo stesso travaglio. La sostanza è che alla fine Cappuccetto Rosso e la Nonna si alleano, e nell’una sembra di poter già cogliere il riflesso futuro dell’altra. Oppure... E’ però anche vero che l’animale aveva inghiottito una nonna e una nipote apparentemente inermi e ingenue ma ha finito col partorire una sorellanza di astute carnefici di bestie, quasi tutt'altro tipo di passaggio di testimone generazionale. In un certo senso Cappuccetto Rosso forse ha davvero ucciso la sua nonna/mamma. A partire da ciò Cappuccetto potrebbe aver acquisito il potere di diventare, non semplicemente la replica dell’oggetto materno, ma se stessa e quindi anche una donna a fianco di un’altra donna? Forse alla fine di questa indagine si potrebbe dire che abbiamo il colpevole ma non c’è delitto. Sappiamo che le favole si trasformano col passare del tempo. Oltre a ciò aggiungerei che non conosciamo le favole oltre la favole, oltre il perbenista “E vissero tutti felici e contenti” non sappiamo cosa sia davvero accaduto o cosa davvero potrebbe accadere. “Cappuccetto Rosso” è soprattutto una storia di pressione conformistica, ma un giorno finirà col trasformarsi in una metafora anche di emancipazione o, cosa ben più difficile, addirittura d’individuazione? Tutto sommato la nonnina ha preferito vivere da sola nel bosco ed aveva come amico un giovane grezzo cacciatore: nulla vieta di fantasticare che ella possa essere l’indipendente strega di qualche altra favola passata o futura. Insomma, come si suol dire: questa è un’altra storia. #cappuccettorosso #lupocattivo #favole #diventaredonna

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    • Psicologia a basso costo | Dr. Antonino Puglisi | Psicologo Torino

      Psicologia a basso costo a Torino e online Spesso i servizi pubblici sono impossibilitati ad accogliere le richieste di tutti quelli che vi si rivolgono, altre volte le liste d'attesa scoraggiano i più. Ma non tutti hanno le risorse economiche per intraprendere un percorso psicologico privatamente. L'idea di proporre una psicologia a prezzi accessibili nasce dalla convinzione che il diritto al benessere psicologico sia di tutti. Se stai attraversando un momento economico non agevole valuteremo insieme, dopo un incontro conoscitivo gratuito, come poter iniziare un percorso psicologico a prezzi calmierati, coerenti con le tue possibilità del momento, che potremo rimodulare solo quando la situazione economica lo consentirà. "E' la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti" Georges Bernanos Il passaggio all'università è un cambiamento prodigo di promesse ma anche di timori rispetto ad un orizzonte di maggiore autonomia: ci si deve comportare già da adulti ma ci si sta ancora sperimentando come tali. Si cammina su una terra di confine tra versioni spesso inconciliabili di sé: come ogni nuovo territorio può risultare pericoloso ma pieno di opportunità. Le usuali reti di supporto possono sembrare meno disponibili oppure ricorrervi può essere vissuto come in contraddizione col percorso di autonomia che si è intrapreso. Difficoltà oggettive possono complicare ulteriormente le cose fino a far percepire come insufficienti le proprie capacità che necessitano piuttosto di uno spazio dedicato per riemergere e per strutturarsi compiutamente. Ansia e problemi di autostima sono alcuni degli effetti dello stress adattativo che comporta una nuova definizione dell'essere studente e dell'essere ora giovane adulto. Un pacchetto di (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito) è la soluzione pensata per gli studenti. Al termine del ciclo di colloqui si potrà decidere se proseguire il percorso, a prezzi in linea con le proprie possibilità economiche. 5 colloqui a 145 € studenti studenti L'andare avanti degli anni comporta inevitabilmente un mutamento dei rapporti tra corpo mente e mondo anche sociale. L'andare in pensione poi se da un lato può significare una nuova opportunità per sé, d'altro canto comporta la fatica psicologica di ricollocarsi nella società e la ricerca di un nuovo equilibrio: insomma di ridisegnare una nuova mappa di sé nel mondo. Un percorso psicologico non dovrebbe però essere un mero sostegno al processo di adattamento nel ridefinirsi in nuovi ruoli; né dovrebbe unicamente aiutare a fare un bilancio su quanto d'importante e buono si è realizzato nella propria vita e ad accettare che scelte e accadimenti hanno necessariamente significato la perdita o la rinuncia di molto altro d'importante. Il rapporto con lo psicologo dovrebbe diventare soprattutto un luogo protetto dove sperimentarsi e trovare il proprio modo di ulteriormente evolversi per continuare la propria traiettoria vitale verso nuovi o trascurati luoghi di sé, delle proprie inclinazioni, dei propri interessi, del proprio essere donna e uomo ancora desideranti di scoperta, di sorpresa, d'incontro con l'altro. Si è così pensato ad un pacchetto di o di (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito) al termine del quale, se desiderato, si potrà concordare il proseguimento e l'approfondimento del percorso ad una tariffa comunque scontata rispetto a quella intera. 5 colloqui a 175 € 10 colloqui a 325 € PENSIONATI "Io non credo all'età. Tutti i vecchi portano negli occhi un bambino e i bambini a volte ci osservano come saggi anziani" Pablo Neruda "Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica Aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare" Igor Sikorskij Lavoratori Precari I lavoratori precari sono degli equilibristi della vita, per loro si potrebbe applicare la stessa massima usata per i calabroni: non gli è stato spiegato che gli sarebbe fisicamente impossibile volare, per cui loro volano comunque. Nonostante questa prodigiosa abilità l'incertezza è però una costante nelle loro giornate. Incertezza che ad un certo punto si traduce in una specie d'ipoteca sulle proprie vite che, tra le altre cose, comporta l'impossibilità di fare veri programmi a lungo termine. Il disagio psicologico causato da questa condizione talvolta si somma a una sofferenza precedente poiché, nonostante i loro super-poteri, rimangono comunque esseri umani come tutti noi. Il paradosso a cui quindi si finisce con l'assistere, come in altri casi, è che tanto più si ha bisogno di aiuto psicologico tanto meno ci si può permettere di accedervi. Un pacchetto di 5 colloqui a 145 € (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito) è la soluzione pensata per loro. "Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano" Oscar Wilde Tariffe ​ Colloquio psicologico individuale Colloquio clinico: 50 €* Sostegno psicologico: 50 €* Counseling psicologico: 55 €* * la tariffa varierà conformemente alle disponibilità economiche della persona Nel caso di difficoltà economiche : da un massimo di 55 € . fino a un minimo di 35 € ​ Colloquio di coppia: da 70 € a 45 € (in base alle disponibilità economiche della coppia) ​ Colloquio familiare: da 80 € a 55 € (in base alle disponibilità economiche della famiglia) ​ Le tariffe scontate verranno mantenute fintanto che le difficoltà economiche perdureranno. ​ Pacchetti di colloqui psicologici ​ Pacchetto 10 colloqui: -5% ​ Pacchetto Pensionati: 5 colloqui a 175 € oppure 10 colloqui a 325 € ​ Pacchetto Studenti: 5 colloqui a 145 € ​ Pacchetto Lavoratori precari, Cassaintegrati, Disoccupati: 5 colloqui a 145 € Dott. Antonino Puglisi - Psicologo a Torino - Contattami

    • Cura di sè | Dott. Antonino Puglisi Psicologo | Colloqui online e in studio

      "La psicoanalisi è aiutare le persone a diventare quelle che sono" Françoise Dolto Relazioni La storia di una persona è anche storia di relazioni con persone significative. Relazioni passate e relazioni attuali analizzate e a volte rivissute attraverso la relazione speciale tra paziente e psicologo. Nel dipanarsi della trama dei propri rapporti si potranno cogliere dei nodi, temi fondamentali che nella propria vita sembrano ripresentarsi con una certa costanza e che nel laboratorio vivo della seduta possono di volta in volta, manifestarsi, recedere sullo sfondo, coagularsi, articolarsi, assumere forme meno nebulose di senso o invece nuovi significati. Partendo da questa consapevolezza gradualmente i rapporti di oggi diverranno liberi dalle ripetizioni del passato. Inconscio Le cose che di noi sappiamo e quelle di cui invece non siamo consapevoli sono in un rapporto dialettico e dinamico. Quanto più questo rapporto è sbilanciato in un senso o nell'altro tanto più più la propria esistenza sembrerà costretta in un senso d'immobilità o viceversa ciò che succede o ci succede apparirà senza controllo. In questo modo le nostre scelte non saranno tanto la conseguenza di ciò che noi siamo ma di ciò che ad esempio inconsciamente percepiamo dovremmo essere o che temiamo di essere. Invece di fermarsi alle certezze su se stessi si potrebbe salpare da esse per conoscersi di più e diventare sempre più genuinamente liberi di scegliere. Emozioni Le emozioni e i sentimenti rivestono un ruolo fondamentale nella vita di ognuno. In taluni casi piuttosto che colorare l'esistenza con innumerevoli sfumature i colori sembrano sfocarsi oppure alcune emozioni sembrano imporsi rendendo l'esistenza quasi monocromatica. Tristezza o ansia, frustrazione e rabbia, quando preponderanti, possono rendere indistinti i dettagli più originali della propria vita. L'apparente incapacità di sentire con forza gli affetti sembra invece come dissanguare l'essenza stessa dell'essere vivi. L'attenzione alla parte emozionata ed emozionante della persona, alla sua parte desiderante, nelle loro componenti sia consce che inconsce, ha un ruolo fondamentale in ogni percorso psicologico. Percorsi individuali Lo psicologo è un compagno di viaggio. E' solo nella relazione con un compagno esperto nelle tecniche del viaggio che certi panorami acquisiscono per il paziente-viaggiatore tutto il loro personalissimo significato. Mi occupo quindi di accompagnare viaggiatori di sé. : affianco chi deve affrontare situazioni difficili o traumatiche, chi deve fronteggiare difficoltà emotive o relazionali oppure la fatica di un disturbo psicologico, ma anche chi vuole intraprendere un percorso di conoscenza e crescita personale. Il percorso può essere diverso a seconda delle persone e dei momenti della propria esistenza In ogni caso ciò che è centrale è la relazione che s'instaura con il paziente, relazione che rappresenta un luogo sicuro in cui raccontarsi, esprimersi, sperimentarsi, immaginarsi e da cui poi mettersi in viaggio per esplorarsi in nuovi modi di essere se stesso. . Percorsi di coppia Il bello e il difficile di un rapporto di coppia è che l'incontro delle due persone dà vita ad una reazione chimica relazionale non riducibile alla somma dei due individui. Queste proprietà emergenti sono il cuore dell'essere coppia ma possono generare anche difficoltà ed incomprensioni. Proprio per la natura relazionale di tali difficoltà il loro superamento non può essere individuale, ad esempio mutuando le soluzioni dell'altro/a, ma dev'essere una via terza ovvero di coppia. Lo psicologo in tale prospettiva non sarà mai un giudice ma piuttosto un facilitatore e uno specchio che riflette la coppia nella sua interezza consentendole di osservarsi da un'altra prospettiva e di prospettarsi nuove soluzioni e nuove modalità relazionali funzionali al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Percorsi familiari La famiglia è la culla delle prime relazioni significative. E' il luogo per eccellenza deputato alla crescita, la base da cui partire e cui ritornare per scoprire se stessi nel mondo. E' un sistema complesso in cui s'incontrano individui con obiettivi di vita non sempre omogenei non fosse che per il coesistere di generazioni diverse con quindi differenti priorità evolutive. E' un organismo vivente che attraversa delle fasi di crescita e mutamento e che di conseguenza si trova di fronte a delle esigenze di riorganizzazione che talvolta possono risultare faticose, difficili o finanche disfunzionali e che quindi possono richiedere l'intervento di un professionista. Sostegno alla genitorialità Essere madre e padre, tra le molte cose, significa rapportarsi con un figlio in costante evoluzione, cosa che comporta il doversi costantemente riscoprire e reinventare come genitore sempre nuovo in funzione delle varie fasi di crescita del bambino. E' un equilibrio dinamico già non facile il cui raggiungimento e mantenimento può inoltre essere complicato da problemi contingenti o avvenimenti imprevisti. Soprattutto in alcuni momenti e in alcune tappe di passaggio il sostegno di un professionista può essere d'aiuto, come ad esempio col sopraggiungere dell'adolescenza e con il diventare giovani adulti, quando cioè essere genitori significa infine adempiere il delicato e quasi paradossale compito d'insegnare sempre meno e di accompagnare sempre più proprio figlio nell'accidentato viaggio che ha come meta l'individuarsi come persona ad ogni passo più separata e autonoma. Consulenza psicologica Consiste in un limitato numero di colloqui con la finalità di meglio definire con la persona, coppia, famiglia, che si rivolge allo psicologo, il problema o il disagio percepiti. I processi di ri/definizione delle problematiche o la possibilità di dargli finalmente un senso o viceversa risignificarle in modi più costruttivi e meno limitanti sono spesso sufficienti ad un superamento della situazione problematica. Ove necessario la consulenza psicologica può proseguire con dei colloqui di sostegno psicologico oppure un percorso psicologico di lungo respiro. Sostegno psicologico Problemi contingenti e specifici o particolari situazioni di difficoltà o fatica psicologica nel dover prendere una decisione rilevante per la propria vita, in assenza di disturbi o sintomi importanti, posso necessitare di un intervento di sostegno che consenta in una relazione sicura e protetta di rientrare in contatto con le proprie risorse o, partendo da queste, di costruirne di nuove così da sentirsi nuovamente in grado di affrontare lo stallo decisionale o le difficoltà e i problemi in cui si è incorsi. Ho una ottenuta con lode presso l'Università degli Studi di Torino. Laurea magistrale in psicologia clinica Sto inoltre specializzandomi come Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico. Sono iscritto all'Ordine degli psicologi del Piemonte e oltre a svolgere la mia attività come libero professionista nel mio studio a Torino, collaboro con l'ASL TO5 e con la fondazione "Un passo insieme Onlus" di Val della Torre. ​ Il mio studio si trova a Torino in via Mombasiglio 29, nella Circoscrizione2 Santa Rita-Mirafiori e a poca distanza dai quartieri Crocetta, San Paolo, Filadelfia e Lingotto. ​ Il primo colloquio è sempre gratuito. Per chi attraversa delle difficoltà economiche sono inoltre concordabili delle tariffe agevolate. Per chi fosse impossibilitato a recarsi in studio, o per gli italiani che risiedano all'estero, è possibile un percorso di sedute online o telefoniche. Psicologia low cost Aree d'intervento: Ansia, fobie e attacchi di panico Disturbi dell'umore e depressione Disturbi ossessivo-compulsivi Disturbi di personalità Disturbi psicosomatici Disturbi dell'identità di genere Disturbi alimentari Disturbi sessuali psicogeni Nevrosi Dipendenze Gestione degli impulsi e della rabbia Stress Problemi relazionali Abusi Traumi Crescita personale. ​ Destinatari: Preadolescenti, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Contattami Dott. Antonino Puglisi - Psicologo a Torino

    • Album di famiglia | Dr. Antonino Puglisi | Psicologo Torino

      ALBUM DI FAMIGLIA Dottor Antonino Puglisi “Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate” ​ Diane Arbus

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