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  • La vera storia di Peter Pan, il bambino cresciuto troppo in fretta

    E’ assai probabile che conosciate la storia di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere, a capo dei Bambini Sperduti che avevano preferito abbandonare il loro mondo e le proprie famiglie per seguire Peter sull’Isola che non c’è; mentore dei fratellini Darling portati sull’isola ad affrontare insieme a Peter i temibili pirati; amico della gelosa fata Trilli; Peter Pan l’inconsapevole alleato del coccodrillo che ha in pancia un orologio che ricorda al comune nemico, il pirata Uncino, che il suo tempo prima o poi giungerà a compimento. E’ anche probabile che abbiate sentito parlare della Sindrome di Peter Pan con cui ci si riferisce a quella condizione per la quale persone adulte sembrano rimanere fondamentalmente immature ed egocentriche, incapaci di prendersi delle responsabilità e di diventare davvero indipendenti. Il nome Peter Pan è diventato sinonimo da un lato di spensieratezza che vuole resiste alle costrizioni di un’adultità vista come sostanziale privazione di libertà; dall’altro d’incapacità di maturare e in definitiva diventare una persona compiuta. Eppure mi sembra che la storia di Peter Pan racconti ben altro e che forse, in parte, possa illuminare diversamente anche la storia di chi viene detto affetto dalla cosiddetta sindrome di Peter Pan. Davvero la storia di Peter Pan è semplicemente una narrazione sul voler restare in una spensierata fanciullezza? Eppure basterebbe preliminarmente pensare che in questa storia ci sono rapimenti, tradimenti, gelosia, invidia, duelli, ragazzini che rischiano la vita. Bambini lasciati soli a sfidare i pericoli della spensierata isola che non c’è, spensierata nel senso che l’azione sostituisce il pensiero: non ci si può fermare a pensare, non solo perché tutto accade molto velocemente ma perché a quel punto ci si dovrebbe pensare soli. I bambini che abitano l’Isola che non c’è non appaiono liberi nella spensieratezza di un’infanzia che si vuole protrarre indefinitamente. Mi sembrano piuttosto prigionieri della loro presunta libertà ovvero dell’essere stati lasciati soli. Non sappiamo molto delle storie dei Bambini Sperduti che hanno scelto di vivere una vita sostanzialmente da orfani, ma penso che sia significativo che si chiamino “Bambini Sperduti” invece che ad esempio “Bambini liberi”. Pensiamo poi agli adulti presenti nella storia. I genitori dei fratellini Darling, che hanno dimenticato le gioie e le fatiche di essere bambini. E’ Wendy che sembra occuparsi dei bisogni emotivi dei fratellini più dei genitori che piuttosto chiedono anzitempo ai loro figli, soprattutto a Wendy, di diventare ancor più precocemente adulti. I genitori di Wendy hanno dimenticato, o non hanno potuto imparare, che il percorso verso l’essere grandi è fatto di tappe tutte ugualmente fondamentali e imprescindibili in cui la relazione con i genitori è un fattore d’importanza vitale; hanno insomma dimenticato che l’essere adulti non può essere una mera scelta, men che mai una scelta dettata da altri o peggio il risultato di una traumatica irrilevanza della specificità del proprio essere bambini che stanno crescendo. Pensiamo ai genitori dei Bambini Sperduti. Non sappiamo nulla di loro, sono dei fantasmi, rilucono per la loro assenza. Forse erano già dei fantasmi evanescenti nelle loro funzioni genitoriali. Quale bambino preferirebbe vivere senza i propri genitori? I bambini perdonano praticamente quasi tutto ai propri genitori pur di non perdere un legame che è vitale. Accettare di essere dei bambini sperduti significa una rassegnazione oltre ogni speranza, la certificazione di essere già da lungo tempo dei bambini sperduti. Gli altri adulti della storia sono Capitan Uncino e i suoi pirati, che appunto sono pirati e non almeno corsari, un’idea di adultità soltanto egoistica e arrembante, per cui i bambini sono ostacoli ai propri scopi o al più strumenti per il loro raggiungimento. Anch’essi hanno dimenticato cosa significhi essere bambini e hanno annacquato nel rum ogni istinto di accudimento, altrimenti accoglierebbero quei bambini sperduti e se ne prenderebbero cura invece che fargli la guerra invidiosi di ciò che loro stessi hanno s-perduto nel diventare adulti, invidia che acceca la loro empatia e gli impedisce di vedere ciò di cui quei potenziali figli avrebbero bisogno. Non sappiamo nulla neppure della storia di questi pirati ma forse anch’essi in passato erano stati bambini sperduti. Di Capitan Uncino si dice che in passato fosse stato il secondo del pirata Barbarossa ma io ho un’altra teoria al riguardo. Nonostante la pervicace opposizione a crescere di Peter e la sua banda, credo che l’orologio che ticchetta nella pancia del coccodrillo scandisca l’inesorabilità di un’infanzia che se troppo protratta potrà anche non passare per l’adultità ma sicuramente è destinata a non restare infanzia: come un frutto colto troppo precocemente che andrà a male senza mai diventare maturo. Capitan Uncino, piuttosto che fare il pirata e navigare per mare, è come vincolato all’Isola che non c’è, pieno di rabbia verso un Peter Pan che gli somiglia più di quanto possa immaginare. Credo insomma che Peter Pan sia destinato a diventare Capitan Pan e i Bambini Sperduti siano la sua futura ciurma di pirati; e che tanto tempo prima Capitan Uncino fosse Uncino Pan, il predecessore di Peter, e i suoi pirati altrettanti piccoli bambini sperduti. Insomma la storia si ripete. Il tempo a volte si raggomitola ma non smette di scorrere. Peter Pan, quando i piccoli Darling glielo propongono, apparentemente non vuole essere adottato. Ma chi ha subito un grave trauma abbandonico o chi non ha mai fatto esperienza di una relazione di accudimento, è spesso costretto ad un’autonomia forzata, un’autonomia per così dire quasi letterale visto che etimologicamente autonomia significa “vivere con le proprie leggi”. Vivere con le proprie leggi è l’unico modo di sopravvivere quando non si è stati protetti dalla legge del padre e della madre, quando prima di essere autonomi non ci si è potuti sentire protetti e poi progressivamente indipendenti ma mai soli. “Autonomia” ricorda poi un’altra parola “autotomia”, che è quello che fanno le lucertole quando rinunciando alla coda sacrificano una parte di sé pur di sopravvivere. Come dimenticare poi che Pan fosse nella mitologia greca una divinità legata alla selvaggia e libera natura ma che fosse anche stato abbandonato dalla madre. Pan, dio silvano dal famigerato urlo spaventante (ma anche spaventato) da cui non a caso deriva la parola “panico”. Peter Pan è un bambino libero e selvaggio ma prima di tutto è un bambino abbandonato e segretamente spaventato che s’infila nelle situazioni più pericolose per convincersi di non aver paura o per dimenticare la cosa che più teme: di essere solo. I bambini hanno paura di essere abbandonati dai propri genitori molto più di quanto possano temere coccodrilli e pirati. Se poi sono stati effettivamente abbandonati, letteralmente oppure emotivamente, spesso la paura di restare nuovamente soli, se non li spinge a forme di dipendenza estrema, li spinge verso forme di estrema ma insicura autonomia. I ragazzi di oggi sembrano più vicini dei loro genitori ad un’idea di adolescenza che vuole restare libera e che non vuole crescere. Ma sembrano solo una diversa declinazione e gradazione dei Bambini Sperduti: non avendo quindi avuto esperienza del limite e della possibilità d’introiettare la legge genitoriale si ritrovano, più che indipendenti, costretti precocemente ad inventarsi una propria legge che non sanno come costruire, inconsapevolmente spaventati da una precoce assenza di limiti che nulla ha a che vedere con la libertà e che semmai li rende prigionieri del poter fare ciò che vogliono prima ancora di sapere chi possono e vogliono essere. Anche questa può essere una, solo più mascherata e meno estrema, forma di abbandono. Più che essere maggiormente vicini ai figli, rispetto alla precedente generazione, i genitori di oggi sembrano troppo somigliargli. Ma vicinanza e somiglianza sono tutt’altro che equivalenti. Non c’è contraddizione né paradosso: per diventare indipendenti i figli devono diventare dissimili dai propri genitori; e i genitori devono essere stati molto vicini ai figli per consentire ai propri figli di essere un giorno molto lontani da loro senza per questo sentirsi soli. L’epilogo della storia racconta che Peter torna all’Isola che non c’è e che i Bambini Sperduti decidono di non farsi adottare. Sembra che la storia sia davvero destinata a ripetersi e il trauma ad attraversare le generazioni. La nota di speranza giunge dal versante della storia apparentemente più normale ma per nulla banale: i piccoli Darling riconoscono che hanno ancora bisogno di un sano accudimento e di dover crescere con i tempi necessari; cosa più importante, sembrano capirlo anche i loro genitori che, forse non a caso, giungono infine a ricordare la propria infanzia, le avventure e i pericoli di quando erano essi stessi dei bambini. L’epilogo del racconto sembra insomma mostrare due delle possibili evoluzioni della storia di ogni infanzia. Per riassumere: Peter Pan non è la storia di un eterno bambino, ma di un bambino sperduto precocemente lasciato a cavarsela da solo. Peter Pan è la storia di un bambino precocemente senile che poi è diventato un bambino troppo bambino: Peter Pan è un infelice e spaventato anacronismo. (Letture consigliate: Sàndor Ferenczi, "Diario clinico")

  • L’insostenibile leggerezza dell’ essere Charlie Brown

    In una striscia del fumetto Peanuts Charlie Brown spiega a Patty la giusta postura che deve tenere chi voglia essere depresso, quasi volesse rivendicare una sua filosofia di vita, un tentativo adattivo di stare in un mondo che non è fatto a misura dei bambini (ma forse neanche degli adulti): “La cosa peggiore che puoi fare è stare dritto e guardare verso l’alto, perché cominci a sentirti meglio”. In un’altra striscia spiega invece così a Lucy la sua paura di essere felice: “Perché ogni volta che si diventa troppo felici, accade sempre qualcosa di brutto”. Insomma stare piegati, spera Charlie Brown, permette di schivare i colpi della vita. Charlie Brown è uno dei personaggi principali dei Peanuts (Noccioline). E’ goffo, con una non altissima autostima, è pieno di ansie e insicurezze ma è anche pieno di speranze ed è un perdente testardo (insiste ad allenare una squadra di baseball che ha vinto due partite sulle quasi mille giocate). Non è preso sul serio neppure dal suo cane Linus, di cui deve subire il sarcasmo. Sembrerebbe essere un perdente di successo: tutti o quasi ne ignorano suggerimenti e iniziative ma tutti in vario modo ruotano attorno a lui. Più enzima socializzante che leader Charlie Brown è l’inconsapevole e indispensabile fulcro di una compagnia eterogenea di bambini un po’ lasciati a loro stessi dai genitori, tutti un po’ troppo cresciuti e che con le loro incongrue saggezze e idiosincrasie incarnano un ironico rispecchiamento e un’ironica critica al mondo degli adulti. Potremmo intitolare questo ritratto “L’insostenibile leggerezza dell’ essere Charlie Brown che pratica l’arte quasi-zen del non-vincere” oppure "La posizione depressiva secondo Charlie". Se invece da allenatore vincesse tutte le partire magari sarebbe davvero cool e tutti lo seguirebbero avendo poco o nulla da dire, e magari da grande Charlie Brown diventerebbe l’ennesimo maestro di vita che non c’insegna nulla perché parla di se stesso senza davvero parlare con noi e anche di noi. Invece dove c’è lui c’è un pensatoio in posti anche impensabili e per somiglianza od opposizione le sue vicende ci fanno riflettere anche su di noi. Nonostante studi per diventare un depresso ed abbia una paura quasi fobica della felicità, la sua sembra quasi una filosofia di vita prima che una sofferenza psicologica. E’ una tensione costante verso la in-felicità, una sorta d’infelicità mimetica per restare in prossimità della felicità. Forse inconsciamente Charlie Brown pensa che se fosse semplicemente felice tutto diverrebbe immobile e le cose immobili invecchiano precocemente, si dissolvono senza neppure morire, condannate all’inconsistenza. Ma finché teme di essere felice lui può continuare a maneggiare gli ingredienti per esserlo (amici, sogni, passioni, amore, eccetera) senza mai risolversi ad esserlo. Non che davvero non lo sia felice: la sua sembra più una felicità insatura, una felicità che non vuole farsi catturare in una polaroid (che ruberebbe l’anima dell’essere felici), una felicità perennemente processuale invece che statica. Il suo timore di essere felice è il modo che Charlie ha trovato per cercare di esserlo senza restare immobilizzato per il terrore o la disperazione dell’impossibilità di esserlo. Se fosse davvero depresso Charlie Brown non combatterebbe imperterrito per cercare di vincere una partita di baseball né si struggerebbe per la bambina dai capelli rossi di cui è segretamente innamorato. Sembra più che altro che quando Charlie dice che ha paura di essere felice voglia in realtà dire che possedere la felicità sia contraria all’intrinseca natura di questa: la felicità semplicemente posseduta è decadente, la felicità (che salva la felicità) sta nel cercarla, costruirla oltre che ottenerla, cercarla ancora, sentire che si è spostata un passo oltre e di nuovo tendersi verso di essa, in una dinamica parzialmente sovrapponibile a quella del desiderio. Charlie è un po’ un poeta post-romantico, un po’ filosofo. Ma Charlie Brown è anche e pur sempre un bambino: ha le sue piccole ansiolitiche superstizioni (se ti senti felice rischi di perdere la felicità), i suoi esorcismi (la postura da depresso è un parafulmine dagli strali del destino affinché non lo colpisca con una vera depressione), i suoi rituali che gli permettono di addormentarsi la notte nonostante il suo costante cogitare sulla vita e di essere riposato per poter un altro giorno ancora così da poter desiderare la bambina dai capelli rossi. Charlie sa che non tutto è nelle nostre mani per ottenere la felicità e cerca di gestire, un po’ nevroticamente e un po’ creativamente, l’ansia di non avere controllo su tutto ciò che potrebbe renderci o meno felici. Ma sa anche che sentirsi in balia del destino ci condannerebbe sicuramente a non raggiungere la felicità. Charlie Brown è come molti di noi un nevrotico, pieno di conflitti e di dubbi, ma non solo le sue difese e i suoi sintomi gli permettono un certo equilibrio non troppo rigido con se stesso e il suo mondo, ma di questi ha fatto una sorta di filosofia di vita, forse quasi-zen o forse anti-zen, in cui la felicità sembra non essere desiderata ma tutto ciò che la consente lo è. L’apparente sindrome ansioso depressiva di Charlie è un mondo messo in tensione e dinamizzato dal desiderio. E anche questa è una piccola verità che Charlie Brown riflette delle vite di ognuno di noi: desiderio e creatività sono tra gli ingredienti che ci salvano dalla vera follia e che a volte addirittura ci aiutano a raggiungere e riraggiungere la felicità, che ci salvano dalla rassegnazione e ci permettono speranza quando fattori oggettivi c’impediscono di essere felici. Charlie Brown è un po’ filosofo, un po’ nevrotico, un po’ bambino e un po’ adulto: insomma è un po’ come ognuno di noi e per questo, decennio dopo decennio, continuiamo a leggere le sue strisce.

  • Reggere insieme il cielo: dipendenza o cooperazione nel rapporto di coppia

    Forse non abbiamo bisogno di trovare un/a partner che sia l’altra metà del mondo, che ci completi, ma piuttosto qualcuno/a insieme a cui ci sarà possibile reggere il cielo. Per molti infatti la ricerca dell’amore è sinonimo di ricerca della metà di sé. Invece l’incontro con un partner dovrebbe significare qualcosa di simile all’incontro di una galassia (di vissuti e personalità) che ne incontra una seconda, insieme dando vita a qualcosa di terzo: una galassia che prima non esisteva e che senza le altre due non avrebbe mai avuto vita. Essere coppia dovrebbe essere un processo generativo e non sommativo: nulla dovrebbe togliere a chi siamo, ma non dovrebbe neppure essere la semplice somma di due persone. E’ un po’ come in chimica in cui le proprietà emergenti non sono semplicemente riconducibili a quelle dei loro componenti originali: nessuno potrebbe dissetarsi, invece che con dell’acqua, con dell’idrogeno seguito da un po’ di ossigeno. Forse l’espressione “esserci chimica”, riferita all’incontro riuscito tra due persone è davvero significativa. E’ persino pericoloso, nel sentire in se stessi qualcosa d’incompleto, credere che questa incompletezza possa essere saturata e suturata dall’incontro con un altro. Perché il rischio è di dipendere dall’altro, diventare il suo satellite piuttosto che l’altra metà del suo mondo, ad esempio perché la dipendenza dell’uno incontra i bisogni narcisistici dell’altro. Oppure la dipendenza dell’uno incontra la dipendenza anche dell’altro venendosi così a creare un rapporto asfittico fatto di un levare più che di un crescere, di un reciproco limitarsi, una palude in cui tutto è tranquillo solo perché stagnante. Coppie del genere rischiano di confondere l’inconscia collusione d’intenti per amore; e nel lungo periodo sono spesso destinate a situazioni, anche personali, problematiche. Quando ad esempio uno dei due partner, per qualche ragione, sente il bisogno di essere (e diventa) maggiormente consapevole di sé allora frequentemente la coppia va in crisi, oppure non solo la coppia vacilla ma l’altro partner entra in una crisi personale. Non ci dovrebbe essere bisogno di un altro per sentirsi completi: se la nostra storia di vita ci ha portati a sentire che qualcosa manca in noi allora la cosa migliore da fare non è cercarla in altri che possano completarci, ma cercarla in noi stessi, cercare noi stessi in noi, diventare consapevoli di ciò che di noi non abbiamo potuto finora vedere, integrare in noi ciò che finora abbiamo dovuto credere non ci appartenesse. Platone narra in un mito che all’inizio dei tempi gli essere umani erano doppi: braccia, gambe, teste, genitali, tutto doppio in una sola persona. Finché Zeus, per punirli della loro arroganza, non divise ogni essere umano in due. Zeus però era in un certo senso più umano degli umani che puniva, e di certo non aveva raffinate competenze psicologiche: risolveva tutto a suon di fulmini o di mistificazioni e travestimenti. Vedete in questo mito una metafora sulla parte perduta della propria anima invece che sulla perduta anima gemella, su quanto di noi è stato sepolto in noi (per paura, conflitto, per un mandato ad essere chi avremmo dovuto invece di chi davvero siamo, eccetera). Se vi sentite incompleti cercate dentro di voi, magari con l’aiuto esperto di un compagno di viaggio, ben prima della ricerca di un compagno di vita. Quel compagno di vita che comunque non sarà mai la vostra metà, visto che voi siete già un intero, ma insieme al quale sarete una nuova costellazione. All’immagine di Platone ne preferisco un’altra. Un detto cinese racconta che la donna regge l’altra metà del cielo. Si potrebbe dire che il detto cinese ha anche un non detto riguardo il fatto che metà del cielo non è il cielo ma piuttosto un baratro e che quindi il Tutto non è semplicemente il riflesso di una metà. Ma il proverbio secondo me potrebbe affermare qualcosa di più sofisticato: infatti non dice che la donna è l’altra metà del cielo, ma che regge l’altra metà del cielo. L’uomo e la donna rimangono loro stessi, non hanno bisogno dell’altro per essere completi, ma il frutto della loro unione e cooperazione permette il cielo e le sue costellazioni, qualcosa cioè che senza il loro essere insieme non esisterebbe. (Il proverbio cinese presumibilmente non è stato pensato specificamente per descrivere le relazioni di coppia quindi nell’usarlo a tale scopo mi prendo la libertà di declinarlo per estenderlo anche alle coppie non eterosessuali.) #coppia #crescere #cielo #donna #uomo #dipendenza #cooperazione

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  • Dr. Antonino Puglisi | Psicologo a Torino e online | Santa Rita | San Paolo

    Dott. Antonino Puglisi​​ Psicologo "Saremmo veramente poveri se fossimo solamente sani" Donald Winnicott Psicologia come viaggio L’immagine è quella di un ponte, di un attraversamento, dello psicologo come compagno di viaggio. L a psicologia può essere un ponte tra il sé di ora e un sé possibile, ed è il viaggio ancor prima che il mezzo di trasporto. Un viaggio insieme di avvicinamento a se stessi e di costruzione di sé: un sé che non ha bisogno né di essere aggiustato né di essere rivoluzionato, ma raggiunto. E nel mentre ci si avvicina a sé sarà il viaggio stesso ad insegnare nuovi modi più funzionali e meno dolorosi per essere se stessi. Scopri di più Una psicologia per tutti è un'iniziativa che nasce dalla convinzione che il diritto al benessere psicologico sia di tutti. Se sei uno studente, un pensionato, un lavoratore precario o cassaintegrato oppure disoccupato, o se comunque stai attraversando un momento economico non agevole ma sentissi il bisogno di un percorso psicologico, valuteremo insieme come intraprenderlo a prezzi sostenibili coerenti con le tue possibilità del momento. Psicologia a prezzi accessibili ​ . Sempre nella prospettiva di rendere la psicologia disponibile al maggior numero possibile di persone, è possibile concordare un percorso di colloqui a distanza (online o per telefono). Psicologia on line Psicologia accessibile Tariffe Colloqui online Se si è impossibilitati a recarsi in studio, per questioni di tempo oppure perché si vive troppo distanti, talvolta addirittura dall'Italia, allora i colloqui online sono in molti casi una valida alternativa. Le precondizioni sono quelle di avere i necessari dispositivi tecnologici e software per effettuare le videochiamate nonché la disponibilità di un luogo dove sentirsi liberi di comunicare. I video-colloqui sarebbero preferibili ai colloqui tramite telefono che però sono un'opzione quando tutte le altre non sono percorribili. Scopri di più Psicologia per italiani all'estero Lasciare l’Italia è a volte una necessità altre la scelta di un’opportunità, ma in entrambi i casi è un evento che porta con sé emozioni e sentimenti intensi e spesso contrastanti. E’ un cambiamento importante che comporta un altrettanto importante sforzo di adattamento In prossimità di un trasferimento all’estero o a trasferimento avvenuto, uno psicologo può essere un valido aiuto. Ma anche se si vive all'estero e ben adattati già da tempo, in alcuni momenti della propria vita si potrebbe sentire il bisogno di uno psicologo che parli la stessa lingua delle proprie emozioni. Psicologia online Contatti Prendersi cura Il mio approccio è d’ispirazione psicodinamica e psicoanalitica. Questo vuol dire che nel rapporto di collaborazione con l’altra persona, nel curarmi di lei, considero centrale la storia della sua vita e delle sue relazioni passate e presenti, di come queste l’hanno influenzata e l’influenzano, spesso in maniera inconscia, come forze, bisogni, desideri, pensieri, fantasie ed emozioni che interagiscono e a volte confliggono, che comunicano di lei e con lei, delle sue parti più autentiche e di quelle che ella è stata a volte costretta dalle circostanze a mimetizzare, in una complessa interazione tra motivazioni consapevoli e inconsapevoli. Motivazioni che a volte sono motore e altre volte freno della nostra vita, talvolta entrambe le cose. Contattami Approfondisci Aree d'intervento Ansia, fobie e attacchi di panico Disturbi dell'umore e depressione Disturbi ossessivo compulsivi Disturbi di personalità Disturbi psicosomatici Disturbi dell'identità di genere Disturbi alimentari Disturbi sessuali psicogeni Nevrosi Dipendenze Gestione degli impulsi e della rabbia Problemi relazionali Abusi Stress Traumi Crescita personale Scopri di più © Antonino Puglisi - Tutti i diritti riservati antoninopuglisi 21 dic 2020 6 min La vera storia di Peter Pan, il bambino cresciuto troppo in fretta Scrivi un commento antoninopuglisi 17 lug 2020 4 min L’insostenibile leggerezza dell’ essere Charlie Brown Scrivi un commento antoninopuglisi 30 giu 2020 3 min Reggere insieme il cielo: dipendenza o cooperazione nel rapporto di coppia Scrivi un commento antoninopuglisi 26 giu 2020 4 min Tutti i sentieri di Cappuccetto Rosso: la possibile contro-favola dell’essere donna Scrivi un commento antoninopuglisi 11 giu 2020 3 min La complicata arte di abitare lo sguardo Scrivi un commento antoninopuglisi 2 giu 2020 4 min Quello che il corpo dice, quello che il corpo tace Scrivi un commento antoninopuglisi 15 apr 2020 6 min Appunti su tango e mare ovvero sul desiderio Scrivi un commento 1 antoninopuglisi 19 mar 2020 4 min A proposito di cose virali: la paura ai tempi del coronavirus Scrivi un commento 1 antoninopuglisi 7 mar 2020 3 min Se la psicoterapia fosse una canzone Scrivi un commento 1 antoninopuglisi 16 feb 2020 4 min Se è tutto nella nostra testa Scrivi un commento 1 antoninopuglisi 13 nov 2019 6 min La difficoltà di essere se stessi Scrivi un commento 5 antoninopuglisi 30 ott 2019 7 min La ridente lacrima di Joker Scrivi un commento 3 antoninopuglisi 30 ott 2019 2 min Cos'è la psicoterapia Scrivi un commento 3 antoninopuglisi 30 ott 2019 5 min Un mondo d'ansia Scrivi un commento 4 Dott. Antonino Puglisi - Psicologo - Contattami

  • Cura di sè | Dott. Antonino Puglisi Psicologo | Colloqui online e in studio

    “ La psicoanalisi è aiutare le persone a diventare quelle che sono ” Françoise Dolto Relazioni La storia di una persona è anche storia di relazioni con persone significative. Relazioni passate e relazioni attuali analizzate e a volte rivissute attraverso la relazione speciale tra paziente e psicologo. Nel dipanarsi della trama dei propri rapporti si potranno cogliere dei nodi, temi fondamentali che nella propria vita sembrano ripresentarsi con una certa costanza e che nel laboratorio vivo della seduta possono di volta in volta, manifestarsi, recedere sullo sfondo, coagularsi, articolarsi, assumere forme meno nebulose di senso o invece nuovi significati. Partendo da questa consapevolezza gradualmente i rapporti di oggi diverranno liberi dalle ripetizioni del passato. Inconscio Le cose che di noi sappiamo e quelle di cui invece non siamo consapevoli sono in un rapporto dialettico e dinamico. Quanto più questo rapporto è sbilanciato in un senso o nell'altro tanto più più la propria esistenza sembrerà costretta in un senso d'immobilità o viceversa ciò che succede o ci succede apparirà senza controllo. In questo modo le nostre scelte non saranno tanto la conseguenza di ciò che noi siamo ma di ciò che ad esempio inconsciamente percepiamo dovremmo essere o che temiamo di essere. Invece di fermarsi alle certezze su se stessi si potrebbe salpare da esse per conoscersi di più e diventare sempre più genuinamente liberi di scegliere. Emozioni Le emozioni e i sentimenti rivestono un ruolo fondamentale nella vita di ognuno. In taluni casi piuttosto che colorare l'esistenza con innumerevoli sfumature i colori sembrano sfocarsi oppure alcune emozioni sembrano imporsi rendendo l'esistenza quasi monocromatica. Tristezza o ansia, frustrazione e rabbia, quando preponderanti, possono rendere indistinti i dettagli più originali della propria vita. L'apparente incapacità di sentire con forza gli affetti sembra invece come dissanguare l'essenza stessa dell'essere vivi. L'attenzione alla parte emozionata ed emozionante della persona, alla sua parte desiderante, nelle loro componenti sia consce che inconsce, ha un ruolo fondamentale in ogni percorso psicologico. “Certe cose sono da grandi anche per gli adulti” Wilfred Ruprecht Bion Percorsi individuali Lo psicologo è un compagno di viaggio. E' solo nella relazione con un compagno esperto nelle tecniche del viaggio che certi panorami acquisiscono per il paziente-viaggiatore tutto il loro personalissimo significato. Mi occupo quindi di accompagnare viaggiatori di sé. : affianco chi deve affrontare situazioni difficili o traumatiche, chi deve fronteggiare difficoltà emotive o relazionali oppure la fatica di un disturbo psicologico, ma anche chi vuole intraprendere un percorso di conoscenza e crescita personale. Il percorso può essere diverso a seconda delle persone e dei momenti della propria esistenza In ogni caso ciò che è centrale è la relazione che s'instaura con il paziente, relazione che rappresenta un luogo sicuro in cui raccontarsi, esprimersi, sperimentarsi, immaginarsi e da cui poi mettersi in viaggio per esplorarsi in nuovi modi di essere se stesso. . Percorsi di coppia Il bello e il difficile di un rapporto di coppia è che l'incontro delle due persone dà vita ad una reazione chimica relazionale non riducibile alla somma dei due individui. Queste proprietà emergenti sono il cuore dell'essere coppia ma possono generare anche difficoltà ed incomprensioni. Proprio per la natura relazionale di tali difficoltà il loro superamento non può essere individuale, ad esempio mutuando le soluzioni dell'altro/a, ma dev'essere una via terza ovvero di coppia. Lo psicologo in tale prospettiva non sarà mai un giudice ma piuttosto un facilitatore e uno specchio che riflette la coppia nella sua interezza consentendole di osservarsi da un'altra prospettiva e di prospettarsi nuove soluzioni e nuove modalità relazionali funzionali al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Percorsi familiari La famiglia è la culla delle prime relazioni significative. E' il luogo per eccellenza deputato alla crescita, la base da cui partire e cui ritornare per scoprire se stessi nel mondo. E' un sistema complesso in cui s'incontrano individui con obiettivi di vita non sempre omogenei non fosse che per il coesistere di generazioni diverse con quindi differenti priorità evolutive. E' un organismo vivente che attraversa delle fasi di crescita e mutamento e che di conseguenza si trova di fronte a delle esigenze di riorganizzazione che talvolta possono risultare faticose, difficili o finanche disfunzionali e che quindi possono richiedere l'intervento di un professionista. Sostegno alla genitorialità Essere madre e padre, tra le molte cose, significa rapportarsi con un figlio in costante evoluzione, cosa che comporta il doversi costantemente riscoprire e reinventare come genitore sempre nuovo in funzione delle varie fasi di crescita del bambino. E' un equilibrio dinamico già non facile il cui raggiungimento e mantenimento può inoltre essere complicato da problemi contingenti o avvenimenti imprevisti. Soprattutto in alcuni momenti e in alcune tappe di passaggio il sostegno di un professionista può essere d'aiuto, come ad esempio col sopraggiungere dell'adolescenza e con il diventare giovani adulti, quando cioè essere genitori significa infine adempiere il delicato e quasi paradossale compito d'insegnare sempre meno e di accompagnare sempre più proprio figlio nell'accidentato viaggio che ha come meta l'individuarsi come persona ad ogni passo più separata e autonoma. Counseling psicologico Consiste in un limitato numero di colloqui con la finalità di meglio definire con la persona, coppia, famiglia, che si rivolge allo psicologo, il problema o il disagio percepiti. I processi di ri/definizione delle problematiche o la possibilità di dargli finalmente un senso o viceversa risignificarle in modi più costruttivi e meno limitanti sono spesso sufficienti ad un superamento della situazione problematica. Ove necessario la consulenza psicologica può proseguire con dei colloqui di sostegno psicologico oppure un percorso psicologico di lungo respiro. Sostegno psicologico Problemi contingenti e specifici o particolari situazioni di difficoltà o fatica psicologica nel dover prendere una decisione rilevante per la propria vita, in assenza di disturbi o sintomi importanti, posso necessitare di un intervento di sostegno che consenta in una relazione sicura e protetta di rientrare in contatto con le proprie risorse o, partendo da queste, di costruirne di nuove così da sentirsi nuovamente in grado di affrontare lo stallo decisionale o le difficoltà e i problemi in cui si è incorsi. “Non ci si illumina immaginando figure di luce ma rendendo cosciente la tenebra” Carl Gustav Jung Ho una ottenuta con lode presso l'Università degli Studi di Torino. Laurea magistrale in psicologia clinica Sto inoltre specializzandomi come Psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico. Sono iscritto all'Ordine degli psicologi del Piemonte e oltre a svolgere la mia attività come libero professionista nel mio studio a Torino, collaboro con l'ASL TO5 e con la fondazione "Un passo insieme Onlus" di Val della Torre. ​ Il mio studio si trova a Torino in via Mombasiglio 29, nella Circoscrizione2 Santa Rita-Mirafiori e a poca distanza dai quartieri Crocetta, San Paolo, Filadelfia e Lingotto. ​ Il primo colloquio è sempre gratuito. Per chi attraversa delle difficoltà economiche sono inoltre concordabili delle tariffe sostenibili. Per chi fosse impossibilitato a recarsi in studio, o per gli italiani che risiedano all'estero, è possibile un percorso di sedute online o telefoniche. Psicologia accessibile Aree d'intervento: Ansia, fobie e attacchi di panico Disturbi dell'umore e depressione Disturbi ossessivo-compulsivi Disturbi di personalità Disturbi psicosomatici Disturbi dell'identità di genere Disturbi alimentari Disturbi sessuali psicogeni Nevrosi Dipendenze Gestione degli impulsi e della rabbia Stress Problemi relazionali Abusi Traumi Crescita personale. ​ Destinatari: Preadolescenti, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Contattami Dott. Antonino Puglisi - Psicologo a Torino e online

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    Psicologia a prezzi accessibili a Torino e online Spesso i servizi pubblici sono impossibilitati ad accogliere le richieste di tutti quelli che vi si rivolgono, altre volte le liste d'attesa scoraggiano i più. Ma non tutti hanno le risorse economiche per intraprendere un percorso psicologico privatamente. L'idea di proporre una psicologia a prezzi accessibili nasce dalla convinzione che il diritto al benessere psicologico sia di tutti. Se stai attraversando un momento economico non agevole valuteremo insieme, dopo un incontro conoscitivo gratuito, come poter iniziare un percorso psicologico a prezzi calmierati, coerenti con le tue possibilità del momento, che potremo rimodulare solo quando la situazione economica lo consentirà. "E' la febbre della gioventù che mantiene il resto del mondo alla temperatura normale. Quando la gioventù si raffredda, il resto del mondo batte i denti" Georges Bernanos Il passaggio all'università è un cambiamento prodigo di promesse ma anche di timori rispetto ad un orizzonte di maggiore autonomia: ci si deve comportare già da adulti ma ci si sta ancora sperimentando come tali. Si cammina su una terra di confine tra versioni spesso inconciliabili di sé: come ogni nuovo territorio può risultare pericoloso ma pieno di opportunità. Le usuali reti di supporto possono sembrare meno disponibili oppure ricorrervi può essere vissuto come in contraddizione col percorso di autonomia che si è intrapreso. Difficoltà oggettive possono complicare ulteriormente le cose fino a far percepire come insufficienti le proprie capacità che necessitano piuttosto di uno spazio dedicato per riemergere e per strutturarsi compiutamente. Ansia e problemi di autostima sono alcuni degli effetti dello stress adattativo che comporta una nuova definizione dell'essere studente e dell'essere ora giovane adulto. Un pacchetto di (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito) è la soluzione pensata per gli studenti. 4 colloqui di consulenza psicologica a 116 € studenti studenti L'andare avanti degli anni comporta inevitabilmente un mutamento dei rapporti tra corpo mente e mondo anche sociale. L'andare in pensione poi se da un lato può significare una nuova opportunità per sé, d'altro canto comporta la fatica psicologica di ricollocarsi nella società e la ricerca di un nuovo equilibrio: insomma di ridisegnare una nuova mappa di sé nel mondo. Un percorso psicologico non dovrebbe però essere un mero sostegno al processo di adattamento nel ridefinirsi in nuovi ruoli; né dovrebbe unicamente aiutare a fare un bilancio su quanto d'importante e buono si è realizzato nella propria vita e ad accettare che scelte e accadimenti hanno necessariamente significato la perdita o la rinuncia di molto altro d'importante. Il rapporto con lo psicologo dovrebbe diventare soprattutto un luogo protetto dove sperimentarsi e trovare il proprio modo di ulteriormente evolversi per continuare la propria traiettoria vitale verso nuovi o trascurati luoghi di sé, delle proprie inclinazioni, dei propri interessi, del proprio essere donna e uomo ancora desideranti di scoperta, di sorpresa, d'incontro con l'altro. Si è così pensato ad un pacchetto di (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito). 4 colloqui di consulenza psicologica a 140 € PENSIONATI "Io non credo all'età. Tutti i vecchi portano negli occhi un bambino e i bambini a volte ci osservano come saggi anziani" Pablo Neruda "Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica Aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare" Igor Sikorskij Lavoratori Precari I lavoratori precari sono degli equilibristi della vita, per loro si potrebbe applicare la stessa massima usata per i calabroni: non gli è stato spiegato che gli sarebbe fisicamente impossibile volare, per cui loro volano comunque. Nonostante questa prodigiosa abilità l'incertezza è però una costante nelle loro giornate. Incertezza che ad un certo punto si traduce in una specie d'ipoteca sulle proprie vite che, tra le altre cose, comporta l'impossibilità di fare veri programmi a lungo termine. Il disagio psicologico causato da questa condizione talvolta si somma a una sofferenza precedente poiché, nonostante i loro super-poteri, rimangono comunque esseri umani come tutti noi. Il paradosso a cui quindi si finisce con l'assistere, come in altri casi, è che tanto più si ha bisogno di aiuto psicologico tanto meno ci si può permettere di accedervi. Un pacchetto di 4 colloqui di consulenza psicologica a 116 € (a cui va aggiunto il primo colloquio gratuito) è la soluzione pensata per loro. "L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati." Carl Gustav Jung ​ Convenzioni Il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi ha firmato una serie di protocolli d'intesa, a cui aderisco, con importanti istituzioni ed associazioni: Arma dei Carabinieri Guardia di Finanza Consulenti del Lavoro AssoMedico Dip.to Amm.ne Penitenziaria FISDE-ENEL KIWANIS FNOPI UICI Federazione Tecnici Sanitari "Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano" Oscar Wilde Tariffe ​ Colloquio psicologico individuale Colloquio clinico: € 50 (online) / 55 (studio)* Sostegno psicologico: € 50 / 55* Consulenza psicologica: € 55 / 60* * la tariffa varierà conformemente alle disponibilità della persona Nel caso di difficoltà economiche fino a un minimo di 36 €. ​ Colloquio di coppia da 70 € a 50 € (in base alle disponibilità economiche della coppia) ​ Colloquio familiare da 80 € a 55 € (in base alle disponibilità economiche della famiglia) ​ Le tariffe scontate verranno mantenute fintanto che le difficoltà economiche perdureranno. ​ Pacchetti di colloqui psicologici ​ Pacchetto 10 colloqui: -5% ​ Pacchetto Pensionati: 4 colloqui a 140 € ​ Pacchetto Studenti: 4 colloqui a 116 € ​ Pacchetto Lavoratori precari, Cassaintegrati, Disoccupati: 4 colloqui a 116 € Dott. Antonino Puglisi - Psicologo a Torino e online

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